Introduzione alla medicina di genere. Il primo di una serie di articoli divulgativi dedicati a questa nuova frontiera della medicina: è l’iniziativa di Istituto Pasteur di Roma per diffondere la cultura di genere

Un uomo e una donna, in salute e in malattia… sono diversi. Eppure, sin dagli albori della medicina si è dato per scontato che diagnosi e trattamenti efficaci per la popolazione maschile fossero altrettanto validi per quella femminile. Un errore che ha discriminato soprattutto le donne che, troppo spesso, non hanno potuto usufruire di cure adeguate. Oggi, a “separare” l’uomo e la donna, prestando finalmente attenzione a ciò che li rende differenti dai punti di vista biologico, funzionale, psicologico e culturale, ci pensa la medicina di genere. Si tratta di un importante passo avanti verso il miglioramento dell’adeguatezza della ricerca e della pratica medica di cui la formazione dei futuri medici, e l’informazione in generale, devono tenere conto: perché dare peso alle disuguaglianze di genere, in medicina, significa offrire a tutti pari opportunità di salute.

Alcune patologie si manifestano con frequenza e modalità diverse nella popolazione femminile e in quella maschile. Uomini e donne, inoltre, non rispondono ugualmente alle cure: un farmaco che funziona per un genere può invece avere effetti collaterali anche gravi per l’altro. Eppure, da sempre, la componente femminile non è adeguatamente rappresentata negli studi sperimentali condotti per valutare l’efficacia e la sicurezza dei farmaci. A cosa è dovuta questa “svista”? La popolazione femminile rappresenta un soggetto scomodo negli studi clinici per diversi motivi, non solo di ordine culturale. Prima di tutto, ci sono da considerare i fattori biologici: i cambiamenti ciclici nell’assetto ormonale e le possibili interferenze dovute all’assunzione di farmaci contraccettivi rendono il genere femminile un campione estremamente eterogeneo. Va poi valutato il fattore economico: allargare gli studi alla popolazione femminile significa andare incontro a un numero maggiore di analisi e a costi più importanti, anche in termini assicurativi. Nel tempo, però, questo essere escluse dagli studi clinici ha danneggiato le donne: farmaci risultati sicuri per il genere maschile si sono infatti rivelati estremamente dannosi per la salute della donna o del feto, comportando la loro rimozione dal mercato e quindi anche un grave spreco economico.

La medicina di genere nasce proprio per correre ai ripari e garantire a tutti pari opportunità di salute. Anche per questo l’Istituto Pasteur di Roma vuole contribuire a diffondere la cultura di genere: in una serie periodica di articoli divulgativi, descriveremo i cambiamenti in corso nel modo di curare la persona e come, in Italia e nel mondo, si stia lavorando per definire nuove linee di condotta per la sperimentazione dei farmaci. Vedremo che le differenze di genere non si limitano all’apparato sessuale e riproduttivo ma interessano, tra l’altro, anche il cuore, la circolazione, il metabolismo dell’osso e il sistema immunitario. Le malattie autoimmuni, per esempio, tendono a colpire in misura significativamente maggiore le donne rispetto agli uomini e le patologie cardiovascolari (che si manifestano con frequenza superiore nella donna dopo la menopausa) si presentano con sintomi diversi a seconda del genere. La disuguaglianza di genere si osserva a livello cellulare: in seguito a stress (come quello indotto da farmaci) le cellule della femmina (XX) vanno incontro a un destino differente da quelle del maschio (XY). Uomini e donne, infine, non solo rispondono diversamente ai farmaci, ma anche alle sostanze naturali assunte con il cibo o gli integratori alimentari (come nel caso dei fitoestrogeni contenuti nella soia).
Ora che si è diretti verso una medicina più attenta all’individuo femminile, attenzione, però, a non commettere l’errore opposto: la medicina di genere non deve essere vista esclusivamente come la medicina per le donne. Il rischio per la popolazione maschile di incorrere in malattie che colpiscono con maggiore frequenza il genere femminile (come il cancro al seno e l’osteoporosi) è troppo spesso trascurato. La medicina di genere, invece, aspira a essere egualitaria e quindi a curare ogni individuo (uomo o donna) al meglio.

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